Parlando per metafore, possiamo paragonare l’Italia ad un enorme edifico sul quale ci si ostina a costruire sopra, mentre contemporaneamente le fondamenta si stanno quasi completamente e pericolosamente sgretolando.
Unica soluzione praticabile è quella di scavare alla base per ricostruire le fondamenta del nostro sistema; e sappiamo tutti quali sono le fondamenta: la nostra COSTITUZIONE.

Invece, nel corso di questo ultima metà di secolo, la nostra CARTA COSTITUZIONALE è stata umiliata, rinnegata, calpestata, offesa, infangata e vilipesa dalle classi politiche che si sono succedute durante gli ultimi 40/45 (mal)governi.
Tra l’altro, una delle cose più “bizzarre e divertenti”, è che questo argomento è oggetto di continuo dibattito a livello politico, di attenzione da parte dei partiti di ogni foggia e colore, delle istituzioni e degli organi di informazione e da decenni viene utilizzato come pretesto per “fingere” di studiare come risolvere il problema.

Gli stessi che sono causa del male, ci vogliono vendere l’antidoto per sconfiggerlo; infatti, da ormai molto tempo assistiamo ad uno show mediatico che letteralmente fa mercimonio delle nostre disgrazie e schieramenti politici che propongono miriadi di soluzioni basate esclusivamente su proclami e supposte buone intenzioni; soluzioni parcellizzate che pretendono di risolvere il tale o tal altro problema e che non fanno altro che aggiungere mattoni ad un edificio pericolosamente traballante  ……………. e che ovviamente non funzionano mai!

Ogni società è basata sul principio dei “vasi comunicanti”; non esiste un sistema nel quale convivono una rete metropolitana come quella di Tokyo e nel contempo i treni pendolari italiani: in ogni società, tutto si trova più o meno sullo stesso piano.
Quindi, il difetto non è solo nelle “persone”, ma anche e soprattutto nel sistema; é ormai tempo di scelte radicali; bisogna guardare in faccia alla realtà senza censure e senza paura di abbattere dei tabù di cui nessuno dei nostri politicanti (e non solo) vuole sentire parlare.

Unica soluzione è ritornare ad applicare i dettami della nostra COSTITUZIONE: solo cosi si puo’ pensare di ricostruire il PATTO SOCIALE che è alla base di un Paese SERIO, CIVILE, MODERNO, EQUO e DEMOCRATICO.
Solo cosi sarà possibile riportare la politica ad assumere il suo ruolo originario, istituzionale e fondamentale di AMMINISTRAZIONE DELLA POLIS e riacquistare dignità agli occhi della pubblica opinione.  
Solo cosi si potrà riportare tutti sullo stesso piano, bilanciare lo squilibrio oggi esistente tra “chi ha privilegi” facendogli fare qualche passo indietro e facendo avanzare che ne ha di meno; sconfiggere l’imperante nepotismo, creare eguaglianza tra comparto privato e apparato pubblico nel quale è indispensabile introdurre i quasi sconosciuti concetti di:
- DOVERE
- MERITO
- RESPONSABILITA’
- PRODUTTIVITA’

Stessi Diritti e Doveri: applicare anche nel pubblico la regola “chi sbaglia paga” (come succede per il settore privato e i normali cittadini).
Ripristinare nel suo originario significato il concetto di “pubblica utilità”, ormai relegato all’infimo ruolo di “bollettini meteo e del traffico”; riportare la politica e l’apparato pubblico a livello dei cittadini; ristabilire un clima di fiducia e rispetto reciproco tra cittadini e istituzioni e non più un potere che offende le cui azioni sono ispirate quasi esclusivamente da sentimenti di protervia e ignavia e sempre basate sul paradigma “forte coi deboli, debole coi forti”; chiunque lavori per lo Stato, a partire dal Presidente della Repubblica, passando per i Parlamentari, funzionari, fino ad arrivare all'ultimo usciere, e chiunque indossi una divisa, che sia fisica o morale, deve sempre ricordarsi che è a servizio del cittadino, che tra l'altro gli "paga lo stipendio".

In questo grande circo mediatico, assistiamo continuamente ad un turn-over di simboli, sigle, slogan, proclami, mentre gli attori sono quasi sempre gli stessi; un’infinità di decreti, leggi, emendamenti di cui una grande maggioranza, al lato pratico, non ha fatto altro che inquinare il clima sociale e la civile convivenza.

Non è più tempo di trincerarsi e nascondersi dietro alla retorica di un “politically correct” e schiavi di un ottimismo ad oltranza che ha già fatto molti danni; è indispensabili essere chiari, diretti, concisi e dire le cose con realismo; è impensabile risolvere i problemi che tutti conosciamo e che si trascinano da quasi sempre, solo con proclami e buone intenzioni.


 

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