Non bisogna aver vinto un Nobel in antrosociopoliecofinanza per comprenderne i motivi: queste anti-performances sono le conseguenze di una progressiva e ormai quasi completa de-responsabilizzazione della classe politica/dirigente e di tutto l'apparato pubblico.

Una partitocrazia barricata in governi di coalizione (divide et impera) che risponde quasi esclusivamente alla oligarchia dei “poteri forti” a scapito degli interessi dei cittadini e supportata da una “claque” fatta da organi di informazione che da molto tempo hanno abbandonato il loro fondamentale ruolo di “cane da guardia del popolo” per trasformarsi nel “cagnolino da borsetta” ben coccolato e remunerato dal regime di turno.

Una politica che, oltre ad aver svenduto il paese alle potenze imperial-colonialiste, ha smarrito il suo ruolo originario di gestione e crescita del paese e si è rinchiusa in un castello di privilegi; basata sulla costruzione di consenso attraverso un voto di scambio raccolto attraverso una miriade di "posti"/concessioni/enti (moltiplica et impera), mentre mette il bastone tra le ruote alla parte sana e produttiva del paese; ci hanno spacciato come “conquiste sociali” delle riforme che nella pratica non hanno fatto altro che scavare solchi sempre più profondi tra le varie componenti della società italiana generando malcontento, disagio e un clima di conflitto sociale.

Questa situazione, oltre ad aver allontanato quasi il 30% degli elettori dalla vita politica, ha creato l’evidente squilibrio che è sotto gli occhi di tutti; una società spaccata in due: da una parte l’apparato pubblico e chi ha privilegi, dall’altra il comparto privato e i normali cittadini, che malgrado tutto, con il loro lavoro e risorse si accollano in pratica l’intero costo di sostentamento dell’intero sistema.

Allo stato attuale, l’apparato pubblico è di fatto svincolato dai criteri di dovere e responsabilità ed è praticamente impossibile controllare, misurare e quantificarne le performances; in pratica si riduce ad essere il “bacino di consenso” del governo di turno.

Inutile recriminare; utilissimo, invece, caprine i motivi per cui la società italiana ha seguito questo destino. I meno giovani hanno vissuto sulla loro pelle l’evoluzione della società italiana e della sua classe dirigente che, inevitabilmente anche per banali motivi cronologici, una volta scomparsi i Padri Costituenti, ha lasciato spazio ad una “razza politica mercenaria” che nell’arco di qualche generazione è riuscita a trasformare l’Italia da una “REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO”, in un sistema “feudal-mafioso-buro-partitocratico” basato sul voto di scambio e la raccolta pubblicitaria e sorretto grazie all’instaurazione di una vera e propria dittatura mediatica.

Situazione che col passare degli anni ha  stravolto l’equilibrio delle regole di ingaggio e praticamente smantellato il PATTO SOCIALE, base indispensabile per una convivenza civile, e ridotto l’Italia al sistema INIQUO che abbiamo tutti sotto gli occhi e di cui ne siamo vittime e ostaggio.


 

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